ROMA - «Agcom è intervenuta sul tema del divieto di pubblicità dei giochi con vincite in denaro non di sua iniziativa, ma perché richiesta dal legislatore» e «le linee guida non vanificano e non aggirano il principio di legge, ma tentano di stabilire un organico dispositivo regolamentare idoneo a dare effettiva applicazione a quel principio». Lo scrive presidente dell'Agcom, Angelo Marcello Cardani, in una lettera all'Avvenire. Ma «se l'intento del legislatore è quello del contrasto più rigoroso alle derive del gioco, è necessario poter disporre di norme chiare e univoche per dare effettività e cogenza al divieto di pubblicità», sottolinea. «Aver distinto «tra pubblicità e informazione non costituisce un "gioco di parole", nè risponde a logiche elusive, ma, al contrario, persegue l'obiettivo di dare effettiva attuazione al principio di legge», continua.
«Non risponde al vero che Agcom abbia ascoltato e interloquito unicamente con le società concessionarie che offrono i servizi di gioco e con i loro studi legali. Abbiamo effettuato una pubblica consultazione e audito tutti i soggetti che ne hanno fatto richiesta», chiarisce.
«Nel momento in cui Agcom postula proporzionalità, equilibrio e ragionevolezza nell'attività di interpretazione e applicazione delle norme in esame, intende farsi carico dell'apparente contraddizione esistente tra l'esercizio di una attività economica data in concessione dallo Stato, e dunque del tutto lecita, e gli eccessi della comunicazione commerciale relativa a questa attività. Evitando il paradosso che il rigore della disciplina si traduca in un beneficio per il gioco illegale. Distinguere tra pubblicità e informazione risponde precisamente a questo obiettivo», conclude, ricordando che «le industrie del settore del gioco agiscono in un mercato legale e regolamentato e in regime concessorio».
RED/Agipro
Divieto di pubblicità dei giochi, Cardani (pres. Agcom): "Le linee guida rendono applicabile la legge"