ROMA – Con la sentenza del Consiglio di Stato su una vicenda riguardante il distanziometro di Trento “sì è persa un’altra occasione dunque per superare il corto circuito istituzionale del contrasto tra normativa nazionale e normativa dei territori”. Lo ha detto l'avvocato Geronimo Cardia in seguito a una delle sentenze pubblicate dal Consiglio di Stato sulla legge locale che vieta le attività di gioco a meno di 300 metri da luoghi sensibili. Due sale e un bar, infatti, dovranno rimuovere gli apparecchi dopo che Palazzo Spada ha confermato le precedenti sentenze del Tar e le ordinanze comunali sul caso. “La sentenza del Consiglio di Stato decide di non applicare i principi unionali cari alla Corte di Giustizia, facendo salvo il distanziometro di Trento, con ciò discostandosi dal noto precedente del Tribunale Spagnolo – spiega Cardia -, affermando che la normativa del caso citato sarebbe ben più onerosa rispetto a quella italiana, prevedendo divieto di accesso ai minori e divieto di pubblicità. Il tutto senza considerare che in Italia esiste l’uno e l’altro divieto oltre al registro di auto esclusione per alcune tipologie di giochi. Peraltro il precedente spagnolo mette anche in evidenza un principio di discriminazione su divieti applicati a determinate tipologie di giochi e non ad altri. Ora nella provincia di Trento si procederà quindi con le chiusure, con la perdita di gettito erariale, di presidio di legalità di livelli occupazionali e soprattutto di tutela dell’utente.
Mentre il riordino dell'online è partito non resta che vedere se e quando quello del territorio consentirà di procedere con il superamento della questione territoriale che blocca tutto, gare incluse”, ha concluso Cardia.
RED/Agipro