ROMA - «Il problema del lavoro sportivo è molto importante: questa legge non dà alcuna dignità professionale a istruttori, allenatori e maestri di sport. Inoltre, se vogliamo parlare dell'atleta-lavoratore (cancellando di fatto il dilettantismo), sarebbe corretto impostare questa figura dando dei vantaggi fiscali - immagino una riduzione del cuneo fiscale - altrimenti questa situazione è insostenibile per l'intero sistema». Lo ha detto Marco Di Paola, presidente della Fise, nel corso di un'audizione nelle Commissioni Cultura e Lavoro della Camera, nell’ambito dell’esame della legge delega di riforma degli enti sportivi professionistici e dilettantistici.  «Gli adeguamenti dei modelli organizzativi delle Federazioni, che hanno una grandissima funzione sociale e culturale, sono necessari: quindi ben venga questa riforma», ma «doveva esserci una condivisione preventiva con il Coni e con le Federazioni stesse, per avere un testo già armonizzato», ha spiegato Di Paola, che  chiede «una riflessione, un maggiore approfondimento» del «dualismo tra Coni e Sport e Salute», perchè «le Federazioni sono costrette a uno "strabismo"». Nello schema di decreto, poi, «le Federazioni, le discipline sportive associate e gli enti di promozione vengono posti sullo stesso livello: è un errore di impostazione, si tratta di situazioni con ruoli e competenze diverse che andavano differenziate anche nel testo normativo».
MSC/Agipro