ROMA - «Non si tratta solo di preservare ordine e sicurezza pubblica, ma di tutelare anche altri interessi pubblici primari assegnati al Comune dalla legge, in quanto essi risultino minacciati dalle conseguenze sociali della diffusione e dell’abuso dei giochi, che colpiscono la salute dei consumatori deboli psicologicamente, incidono sulla disciplina ordinata della viabilità, generano inquinamento acustico». E' quanto precisa l'ANCI dopo lo stop del decreto giochi della delega fiscale che sarebbe stato rimandato proprio a causa del mancato accordo con gli enti locali. «Si tratta quindi di attribuire potere di disciplina sussidiaria agli enti locali, nonché poteri di vigilanza e controllo attraverso le polizie locali», spiega l'ANCI. «Pare ormai ineludibile una disciplina legislativa che consenta al Comune di superare il confine di materia della sicurezza urbana (che legittima attualmente solo ordinanze urgenti), di presidiare le esigenze di tutela di altri superiori interessi pubblici della collettività locale (come la salute e la localizzazione degli esercizi pubblici e delle attività commerciali), di tutelare i diritti dei soggetti più vulnerabili e preservare da negative implicazioni del gioco, anche se lecito, i soggetti deboli e di contrastare efficacemente sul piano sociale e sanitario i fenomeni di patologia connessi al gioco compulsivo». RED/Agipro