ROMA - Non servono «ristori e contributi, a volte ridicoli», ma «indennizzi congrui per chi è stato chiuso per editto e non per scelte imprenditoriali», per le attività «penalizzate con chiusure senza senso» e per gli «imprenditori che avete obbligato a investire e adeguarsi ai protocolli, per poi obbligarli a serrare le saracinesche». Lo ha detto, intervenendo in Aula alla Camera, il deputato della Lega Massimo Bitonci, che critica l'impostazione dei quattro Decreti Ristori, «basati sui codici Ateco», che hanno dimenticato «decine di migliaia di attività chiuse, con scelte discriminatorie e prive di alcun fondamento».

MSC/Agipro