ROMA - «22 Dpcm, 36 decreti Legge, 160 giorni di chiusura, un numero imprecisato di ordinanze regionali, una differenza impressionante fra quanto annunciato e quanto attuato. Basta! Questo diciamo a un Governo che apre e chiude le nostre aziende come interruttori e si prende il diritto di vietare il lavoro delle nostre imprese, senza trovare una strada per tutelarle. Siamo esausti e increduli». E' quanto si legge in un manifesto unitario siglato da Fipe e Fiepet, le principali associazioni di rappresentanza dei pubblici esercizi di Confcommercio e Confesercenti, affiancate dalla Federazione Italiana Cuochi. Il cartello di protesta sarà esposto in decine di migliaia di locali in tutta Italia, costretti a tenere le serrande abbassate. «Noi vogliamo e siamo in grado di lavorare in sicurezza», ribadiscono, chiedendo al Governo «un altro tipo di Dpcm: Dignità, Prospettiva, Chiarezza e Manovra. La dignità di attività essenziali e sicure; la prospettiva di un piano di riqualificazione e sviluppo, magari attraverso un adeguato inserimento nel Piano nazionale di Ripesa e Resilienza; la chiarezza sui tempi di riapertura a gennaio; una manovra correttiva che garantisca indennizzi adeguati e ristori calcolati sulle effettive perdite, sostegno all'indebitamento, risoluzione dei problemi di locazione».
RED/Agipro
Decreto Natale, la protesta dei pubblici esercizi: "Possiamo lavorare in sicurezza, il Governo faccia chiarezza sulle riaperture"