ROMA - Il decreto Dignità «lascia soprattutto a bocca asciutta le Regioni e gli enti locali, lasciati soli rispetto alle richieste di regolamentazione nazionale, di riduzione dei punti gioco, di riduzione dei volumi di gioco, di sospensione di almeno sei ore sul territorio (che doveva rimanere in capo ai sindaci), sulla distribuzione, sul riciclaggio, sull'abbassamento degli importi per la giocata, sugli strumenti di autolimitazione. Sicuramente il divieto di pubblicità è importante e necessario, ma il fatto è che ci siamo esclusivamente fermati a questo punto». Lo ha detto Elena Carnevali (PD), in Aula alla Camera nel corso della discussione generale sul decreto Dignità. «La preoccupazione è che di fatto una parte del gioco legale viene spostata sulla parte del gioco illegale», spiega, rivolgendosi al vicepremier Luigi Di Maio, a cui chiede «se vuole andare veramente nella riduzione dell'offerta e quindi anche delle entrate, come noi pensiamo che sia giusto fare, o se mantiene l'idea che il gioco d'azzardo debba di fatto finanziare il reddito di cittadinanza», conclude, annunciando che il PD ripresenterà «esattamente gli stessi emendamenti che avete bocciato in Commissione, non per ragioni di ostruzionismo ma perché pensiamo che la scelta deliberata che avete fatto sia una scelta assolutamente sbagliata».
MSC/Agipro
Decreto Dignità, Carnevali (PD): "Norme sui giochi tradiscono gli enti locali"