LUSSEMBURGO - Una decisione "breve e lacunosa" che si fonda "unicamente sul presupposto che l'allineamento temporale delle scadenze delle concessioni italiane può essere considerato funzionale ad un obiettivo di riduzione in futuro del numero totale delle concessioni oppure all'esigenza di esercitare controlli di ordine pubblico più rigorosi nel settore delle scommesse". Così l'avvocato Daniela Agnello, legale di Stanleybet, commenta la sentenza della Corte Ue sul bando per 2000 agenzie, pubblicata oggi. "La Corte non affronta e non si pronunzia sul primo quesito posto dal Consiglio di Stato - specifica - e, segnatamente, se il legislatore italiano ha posto realmente effettivo rimedio a 15 anni di chiusura anticoncorrenziale del sistema concessorio italiano per Stanley e sull’obbligo di conformarsi ai principi elaborati in precedenza dalla Corte".
La sentenza, dunque, è "già ampiamente superata dal legislatore italiano con la legge di stabilità 2015 che prevede l'ingresso di un numero infinito di operatori senza un preventivo controllo di ordine pubblico. In ultimo - conclude - si rammenta che la Corte di Cassazione e successivamente altre 25 autorità giudiziarie italiane, hanno sollevato nuovi e ulteriori quesiti pregiudiziali sulle disposizioni della gara anche in relazione alla valenza discriminatoria dell'obbligo dei partecipanti di devolvere gratuitamente le proprie infrastrutture alla scadenza delle nuove concessioni fissato a 42 mesi. Quindi, siamo di fronte ad una decisione incompleta, interlocutoria e, comunque, collocata al di fuori dall'attuale contesto normativo e fattuale del sistema concessorio italiano". FP/Agipro
Corte di Giustizia Ue, Agnello (legale Stanley): "Decisione incompleta e fuori dall'attuale contesto normativo"