ROMA - La detenzione di Francesco Corallo a St. Maarten è stata «inumana». È quanto ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che ha accolto il ricorso dell’imprenditore di giochi. Corallo era stato arrestato a St. Maarten il 21 novembre 2016, dopo il mandato di cattura della Procura di Roma nell’ambito dell’operazione “Rouge et Noir”: le accuse erano di evasione fiscale, riciclaggio, appropriazione indebita e appartenenza a un'organizzazione criminale transnazionale. A Philipsburg l’imprenditore è rimasto detenuto fino ad agosto 2017, quando è stato estradato in Italia. Secondo la sentenza della Corte, però, l’Olanda (di cui fa parte St.Maarten) ha violato la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Le violazioni riguardano in particolare l’articolo 3, secondo cui «nessuno può essere sottoposto a tortura o punizioni inumani o degradanti»: l’imprenditore ha invece trascorso la sua detenzione in celle di dimensioni eccessivamente ridotte rispetto a quanto previsto dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani. Più in dettaglio, è stato dimostrato che Corallo era stato rinchiuso per oltre otto mesi in una cella occupata da più persone all’interno di una struttura di detenzione «totalmente inappropriata» nella quale - sempre secondo il Comitato di prevenzione della tortura - i detenuti non avrebbero dovuto rimanere per più di tre giorni. La Corte per i diritti dell’uomo ha quindi stabilito per Corallo un risarcimento di 5mila euro di danni non materiali, oltre a 5.500 euro per costi e spese processuali. LL/Agipro