ROMA - Dopo un anno di Covid hanno chiuso 345mila partite Iva, «la parte del mercato del lavoro italiano più fragile e meno tutelata», che «rispetto agli altri lavoratori, quando perdono il posto di lavoro non possono contare su nessun ammortizzatore sociale o misura di sostegno al reddito». Lo rileva l'Ufficio studi della Cgia, ricordando che tra febbraio 2020 e lo scorso mese di marzo l'occupazione delle partite Iva è diminuita del 6,6%. «Stiamo parlando di micro attività che, pesantemente colpite dall'emergenza sanitaria, non hanno adottato alcuna strategia di risposta alla crisi e, conseguentemente, corrono il pericolo di abbassare definitivamente la saracinesca». Nel settore dei servizi, «si distinguono le difficoltà della ristorazione, degli alloggi/alberghi, del commercio dell'auto e altri comparti come il commercio al dettaglio, il noleggio, i viaggi, il gioco e lo sport», osserva ancora la Cgia. «È evidente che non tutti questi operatori economici hanno chiuso o chiuderanno definitivamente i battenti nei prossimi mesi, tuttavia con lo sblocco dei licenziamenti previsto nel prossimo autunno, molti degli addetti di queste piccole attività rischiano di trovarsi senza un'occupazione regolare», conclude.
RED/Agipro