ROMA - Le indiscrezioni sul riordino del gioco pubblico delineano un futuro preoccupante per una parte dell'industria. Si prospetta, infatti, una drastica riduzione dei punti e degli apparecchi assegnati e un aumento della concentrazione di mercato dal 25 al 35-40%. Se confermato, il sistema favorirebbe pochi grandi operatori con accesso illimitato al credito, mettendo a rischio la sopravvivenza delle piccole e medie imprese italiane e creando squilibri anche per l’Erario e per i giocatori più fragili.
Sono alcune delle criticità emerse dalla tavola rotonda a cui hanno partecipato Geronimo Cardia, Presidente dell’Associazione dei Concessionari Acadi, Francesco Gatti, Vice Presidente dell’Associazione degli operatori Sapar, e il Marco Zega, Direzione Affari Istituzionali di Codere Italia, rappresentanti di oltre la metà del mercato nazionale.
Gli operatori, inoltre, hanno sottolineato che la concentrazione delle concessioni nelle mani di pochi grandi soggetti causerebbe l’uscita dal mercato di molte imprese diffuse sul territorio, con gravi ricadute occupazionali in un comparto che conta circa 150.000 addetti, riduzione degli investimenti, indebolimento dei presidi di legalità e diminuzione delle entrate erariali.
I dati illustrati mostrano una trasformazione strutturale del mercato: tra il 2018 e il 2024 la spesa sugli apparecchi è scesa da 10,3 a 8,2 miliardi di euro, mentre l’online è salito da 1,6 a 5,1 miliardi. Il gettito erariale da slot e Vlt è calato da 6,9 a 6,4 miliardi, mentre quello dell’online è cresciuto da 0,2 a 1,4 miliardi, con una pressione fiscale sugli apparecchi arrivata oltre il 78%.
Secondo i partecipanti, è urgente avviare un confronto istituzionale stabile con tutte le categorie coinvolte, basato su dati concreti e valutazioni preventive degli effetti delle misure in corso, per garantire equilibrio fiscale, tutela della legalità e dei giocatori e la sopravvivenza delle migliaia di piccole e medie imprese italiane del settore.
FP/Agipro