ROMA – “Gli operatori del gioco non possono andare avanti a colpi di proroghe sulle concessioni e senza gare. Non si può vivere con il laccio al collo di una norma che potrebbe arrivare o meno, e che potrebbe cancellare stipendi e 140mila posti di lavoro di tante aziende del settore. Al sistema servono stabilità e regole chiare”. Queste le parole di Geronimo Cardia, presidente Acadi, Associazione Concessionari di Giochi Pubblici, durante il convegno, a Roma, “Gioco legale: serve una riforma”, organizzato dalla Fondazione Bruno Buozzi. 

“Le varie leggi regionali sulle distanze minime dei punti gioco da luoghi sensibili – ha continuato Cardia – rendono impossibile aprire nuove attività sul 98% del territorio italiano. Questo comporta che, se si facesse un bando nuovo, chi pagherebbe 2 miliardi di euro sapendo che è così difficile trovare dove aprire nuove sale? La situazione rischia di favorire l'inserimento della criminalità organizzata, che si fa meno problemi a spendere queste cifre e che cerca di operare al di fuori delle regole. E quali sono stati gli effetti del distanziometro dal 2015 al 2023?  È calato solo il numero di sale slot e sale bingo, il resto è cresciuto. Quindi le distanze minime sono state inefficaci anche da questo punto di vista. La salute deve essere al centro delle valutazioni della politica locale e nazionale ma nel modo giusto”.

DVA/Agipro