ROMA - I limiti orari previsti per gli apparecchi da gioco sono uno dei legittimi provvedimenti di cui i Comuni possono servirsi per contrastare la ludopatia. È quanto ribadisce la Seconda sezione del Consiglio di Stato sul ricorso straordinario al Presidente della Repubblica presentato dalla società titolare di una sala vlt a Marostica, in provincia di Vicenza. L'azienda si era rivolta ai giudici amministrativi contro il regolamento comunale e l'ordinanza sindacale che limitano dalle 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 17.00 alle ore 22.00 il funzionamento degli apparecchi; sono inoltre previste distanze minime di 500 metri tra sale/apparecchi da gioco dai luoghi sensibili come scuole e chiese. «La riduzione degli orari di apertura delle sale pubbliche da gioco - si legge nel parere - è una delle molteplici misure delle quali le autorità pubbliche possono avvalersi per contrastare le ludopatie», con l'obiettivo «del disincentivo piuttosto che quello della eliminazione del fenomeno», per il quale «non esistono soluzioni di sicuro effetto». Il Collegio ricorda poi che provvedimenti del genere rientrano nella tutela della salute pubblica, materia di competenza sia dello Stato che degli enti locali, e i Comuni sono legittimati a intervenire. Nel caso di Marostica è solida anche l'istruttoria sui dati della Asl locale posta alla base del provvedimento; infine, «non si ravvisa poi alcuna illogicità nella limitazione dell’orario di uso di detti apparecchi e nel suo frazionamento in due periodi giornalieri, trattandosi di accorgimento regolatorio che disincentiva soprattutto le fasce più giovani, e quindi più deboli, di utenti e, sotto questo profilo, detta limitazione supera il test di proporzionalità», concludono i giudici. LL/Agipro