ROMA - Il Governo prevede tre diversi canoni di proroga 2023 per le concessioni online: gli operatori dovranno versare tra 32.800 e 53.600 euro, a seconda della tipologia dell’autorizzazione. Lo stabilisce la Relazione illustrativa al disegno di legge di bilancio 2023. "Attualmente sono attive 93 concessioni per la raccolta del gioco a distanza", è scritto nel testo, "in forza di due norme, una del 2009 (34 licenze) e una del 2015 (59). Tutte le concessioni scadranno il 31 dicembre 2022". La proposta normativa, che consente l’esercizio della raccolta online fino al 31 dicembre 2023, ha la finalità di "evitare che si interrompa l’attività di raccolta del gioco a distanza, con conseguente perdita dei flussi erariali e possibile incremento del mercato illegale presso cui si dirigerebbero i giocatori". La proroga di un anno prevede il mantenimento delle medesime condizioni previste dalle convenzioni oltre il versamento di un contributo una tantum quantificato "in misura pari al valore annuale di quanto già versato in occasione dell’assegnazione delle concessioni, aumentato del 15 per cento". Ogni concessionario, per il contributo una tantum, si troverà a versare l’importo originariamente stabilito suddiviso per 9 o per 7, in funzione del tipo di concessione.

Venendo ai conti, delle 34 concessioni "storiche" di durata novennale, 21 operatori hanno pagato 360.000 euro – cioè 300mila più 20% di Iva – e dovranno versare 46 mila euro per continuare l’attività nel 2023. Le altre 13 hanno versato euro 420.000, vale a dire 350mila (la differenza di 50mila era dovuta all’inserimento del gioco del Bingo online) più Iva. Con l’aggiunta della rivalutazione del 15%, il balzello 2023 sale a 53.600 euro. Infine, le 59 concessioni, della durata di sette anni, rilasciate con la legge del 2015 erano costate 230mila euro (il costo era senza Iva). Con il 15% di inflazione, la cifra da versare ammonta a 32.800 euro.

NT/Agipro