ROMA – La Corte di Cassazione ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione di legittimità sul cosiddetto decreto “Balduzzi”, nella parte in cui vieta l'installazione di computer con accesso a siti di gioco o scommesse all'interno dei pubblici esercizi. L'Ordinanza interlocutoria arriva in seguito al ricorso del titolare di un'edicola-cartoleria contro una sanzione dell’Agenzia delle Dogane di 20mila euro. La multa era stata irrogata al gestore – rappresentato dagli avvocati Sbordoni, Dionisi e Monaco - per la presenza “di due apparecchiature pre-indirizzate che – attraverso la connessione telematica – consentivano ai clienti della cartoleria di giocare su piattaforme di gioco” messe a disposizione da un concessionario online.
LA DECISIONE – Nell'Ordinanza della Suprema Corte si legge come il decreto Balduzzi “discrimina gli esercenti di Internet point dai gestori di pubblici esercizi in genere, come ristoranti e bar, che possono mettere a disposizione dei clienti non solo il wi-fi, ma anche dispositivi per navigare sul web con richiesta di utilizzo di connettività internet”. Va chiarito quindi se la condotta sanzionabile debba essere “la mera messa a disposizione della clientela delle apparecchiature di qualsiasi genere idonee al collegamento online anche a siti di gioco, pure nel caso di soggetto titolare di autorizzazione alla promozione del gioco con vincita di denaro”. Sollevata anche la questione di legittimità costituzionale per quanto riguarda la legge di stabilità 2016, nel punto in cui prevede che in caso di violazione del decreto Balduzzi “il titolare dell'esercizio è punito con la sanzione amministrativa di euro 20.000; la stessa sanzione si applica al proprietario dell'apparecchio”.
GM/Agipro
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