ROMA - "La confusione regna sovrana, le reti parallele proliferano in assenza di qualsiasi controllo. Il codice giochi poteva fare chiarezza, ma tutto fa intendere che lo Stato non voglia chiarezza". Maurizio Ughi, amministratore unico di Obiettivo 2016, commenta così la sentenza della Terza Sezione Penale della Cassazione che ha rigettato il ricorso presentato dalla Procura di Roma, in cui si chiedeva di annullare il dissequestro dei beni per 56 milioni di euro appartenenti a Giovanni Garrisi, come “principale azionista” di Stanleybet. Per i giudici, l'attività in Italia del bookmaker inglese non ha i tratti distintivi di una stabile organizzazione, non avendo una sede fissa di affari, e non ha l'obbligo di presentare la dichiarazione annuale dei redditi. "A questo punto migreremo tutti con Stanleybet - ha commentato Ughi - visto che appare più stabile e sicuro il rapporto con la società maltese che con lo Stato italiano". FP/Agipro
Cassazione su scommesse estere, Ughi (Obiettivo 2016): "Confusione regna sovrana, lo Stato non vuole chiarezza"