ROMA - «La sentenza ha accolto tutti i punti sui quali ci siamo spesi come difensori del concessionario, ce lo aspettavamo e siamo soddisfatti». Claudio Urciuoli, avvocato penalista, commenta così il provvedimento con cui la Corte di Cassazione ha stabilito che i gestori di slot machine commettono il reato di peculato quando non versano il Preu. «Le Sezioni Unite hanno affermato che il Preu, a prescindere dalla natura tributaria, è di spettanza dello Stato già nel momento in cui le somme vengono introdotte nell'apparecchio», spiega ad Agipronews l'avvocato, rappresentante della società parte lesa nel processo. Un punto fondamentale «su cui si concentrano i giudici, sviluppando argomenti per smentire l'orientamento che le considerava ricavo d'impresa del gestore ed escludeva il peculato». La Cassazione, al contrario «ha affermato in maniera perentoria che tutto l'importo residuo negli apparecchi è di proprietà dello Stato». La sentenza sottolinea un altro punto chiave, «ovvero il ruolo di incaricato di pubblico servizio che riveste il gestore. Le somme che raccoglie, dunque, non entrano mai a far parte del suo patrimonio». Secondo Urciuoli la sentenza della Cassazione «è un'affermazione del principio di legalità per il settore, va sicuramente in direzione del rigore, ma regole rigide garantiscono maggiori garanzie» anche per i gestori che invece versano regolarmente il Preu. L'interpretazione "severa" delle Sezioni Unite diventa un ulteriore tassello a supporto della legalità del comparto e «dovrebbe essere un monito anche per chi governa - conclude Urciuoli - Il rigore garantisce che il settore del gioco legale, immotivatamente penalizzato durante la pandemia, sia un baluardo non solo in termini di gettito erariale, ma anche un argine contro la criminalità». LL/Agipro