ROMA - La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per gioco d'azzardo abusivo nei confronti di un esercente della provincia di Caserta, condannato a quattro mesi di reclusione (pena sospesa) dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Nella sala scommesse da lui gestita, e collegata a un bookmaker estero, l'imputato «non svolgeva la mera attività di ausilio tecnico, trasmissione dati all'operatore straniero, ma esercitava in prima persona una vera e propria attività di intermediazione e raccolta delle scommesse e l'ha congruamente argomentata». In questo caso non può dunque essere sostenuta la presunta discriminazione del bookmaker e l'illegittima esclusione dai bandi di gara, così come aveva argomentato la difesa dell'esercente: «In presenza di svolgimento di un'attività di intermediazione - conclude la Cassazione - non assume alcun rilievo l'indagine sulla discriminazione perpetrata». LL/Agipro