ROMA - La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il gestore di una sala scommesse in provincia di Palermo, accusato di appropriazione indebita dal Tribunale di Marsala e dalla Corte di Appello del capoluogo siciliano. L'esercente si era appropriato «delle attrezzature audiovisive e informatiche installate presso la
propria ricevitoria di scommesse», di cui aveva la disponibilità grazie al contratto stipulato con il bookmaker di riferimento, «nonché delle somme di denaro costituenti il profitto» di tre mesi di attività, «non trasmessi alla società». La Cassazione rileva che il ricorso è «l'esatta copia dell'atto di appello», già bocciato dalla Corte palermitana: le indagini, in particolare, hanno rilevato che l'imputato non aveva restituito le attrezzature e la somma sottratta neanche su richiesta del bookmaker, contravvenendo a quanto previsto al contratto. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile. LL/Agipro