ROMA - L’esercizio abusivo di scommesse è un reato e non è un attenuante che le giocate raccolte siano di entità modesta. E’ quanto ha stabilito la Terza sezione penale della Corte di Cassazione che ha ritenuto inammissibile il ricorso presentato da un esercente della provincia di Salerno condannato dalla Corte di Appello del capoluogo per raccolta non autorizzata di scommesse. “Rileva il Collegio che la natura stessa della contestazione - relativa allo svolgimento continuativo di un'attività organizzata, in difetto di autorizzazione - comporta l'abitualità della condotta, che non si esaurisce in uno specifico momento quale comportamento istantaneo, ma si sviluppa nel corso del tempo senza soluzione di continuità”, spiegano i giudici. Proprio la condotta abusiva abituale rende, secondo il Collegio, “irrilevante” il fatto che le accuse siano state mosse inseguito a una sola giocata di poco valore. “La rilevanza penale della fattispecie deve essere apprezzata con riguardo all'intero periodo interessato dall'imputazione e non contestato”. LL/Agipro