ROMA - La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo disposto dal Tribunale di Catanzaro nei confronti di quattro immobili intestati a Paolo Muccillo, uno degli indagati dell’operazione “Jonny”. Si tratta della vasta inchiesta che a maggio 2017 ha portato alla luce un intricato intreccio architettato dalla criminalità organizzata nel settore del gaming - in particolare nella raccolta delle scommesse on line e nel noleggio degli apparecchi - con ingenti profitti per la cosca Arena di Crotone. Le indagini avevano dimostrato che il sodalizio guidato dagli Arena aveva raggiunto una posizione dominante nel settore delle scommesse e del noleggio di slot, attraverso accordi con altre fazioni: la cosca agiva in particolare attraverso la Kroton Games, gestita dal suocero e dal cognato di Muccillo, accusato di riciclaggio e intestazione fittizia di immobili. Quest’ultimo, secondo gli inquirenti, aveva utilizzato somme consistenti provenienti dal suocero, conoscendone la provenienza illecita; inoltre, risultava evidente l’intestazione fittizia di alcune proprietà. Una ricostruzione confermata dalla Cassazione: le indagini, si legge nella sentenza, avevano dimostrato che la Kroton Games «era lo strumento attraverso cui la cosca Arena perseguiva i suoi scopi illeciti nel settore del gaming, gestendo l'attività con metodi mafiosi, mediante accordi e alleanze con altre fazioni di criminalità organizzata e alterazione dell'equilibrio del libero mercato» e avevano concluso «che le modalità illecite di operatività della società, la consegna di ingenti somme di denaro a Muccillo da parte dei parenti, la donazione di due immobili da parte di Muccillo alla moglie e il mancato rispetto della normativa antiriciclaggio erano elementi indicativi della provenienza illecita del denaro». Il ricorso è stato quindi rigettato. LL/Agipro