ROMA - La Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione ha confermato l’ordinanza del Tribunale di Reggio Calabria, con cui è stato posto in custodia cautelare Antonio Pantisano. Si tratta di uno degli indagati dell’inchiesta “Operazione Gambling”, che a luglio 2015 aveva portato al sequestro di beni per 2 miliardi di euro e all’arresto di 41 persone accusate di gestire un giro di scommesse online dall’Italia verso l’estero e di rappresentare gli interessi nel settore della ‘ndrangheta. La Corte ha confermato nella sentenza che il Tribunale “con motivazione del tutto congrua e priva di vizi logico-giuridici, ha evidenziato il ruolo e il coinvolgimento nei fatti” del ricorrente. In particolare sono state ritenute significative le conversazioni di Pantisano con un altro indagato sul piano di adottare un sistema di moneta elettronica per aggirare i controlli di Monopoli e forze dell’ordine. I giudici ribadiscono inoltre la necessità della concessione statale e della licenza di polizia per la raccolta scommesse. “In mancanza della concessione e della licenza, per escludere la configurabilità della fattispecie incriminatrice, occorre la dimostrazione che l'operatore estero non abbia ottenuto le necessarie concessioni o autorizzazioni a causa di illegittima esclusione dalle gare o per effetto di un comportamento comunque discriminatorio tenuto dallo Stato nazionale nei confronti dell'operatore comunitario”. LL/Agipro