ROMA - La dipendenza da gioco non può essere considerata “infermità di mente” se non viene concretamente dimostrata la relazione tra il disturbo e comportamenti criminali. Lo scrive la Corte di Cassazione nella sentenza che dichiara inammissibile il ricorso presentato da un imputato napoletano, condannato a più di tre anni di pena - per estorsione continuata nei confronti della compagna - dal Tribunale e dalla Corte d’Appello territoriale. Secondo la difesa, l’imputato «presentava una personalità disturbata» che incideva sulla capacità di intendere e di volere e la ludopatia era indicata come una delle cause. Secondo la Cassazione, «l'incontenibile impulso al gioco d'azzardo può in astratto rientrare nel concetto di infermità di mente», ma «occorre comunque valutare caso per caso se il disturbo, oltre ad essere di consistenza, intensità e gravità tali da incidere effettivamente sulla capacità di intendere e di volere sia in collegato con la specifica condotta criminosa». In questo caso tale rapporto è da escludere, perché la ludopatia è stata «solo l'antefatto del crimine» per «rimediare agli effetti economici già prodotti dal vizio». LL/Agipro