ROMA - Il mancato versamento al concessionario degli incassi degli apparecchi da gioco, da parte del gestore, costituisce appropriazione indebita di denaro pubblico (peculato). Anche se il rapporto con il concessionario è privatistico, le somme giocate spettano allo Stato con l’operatore nel ruolo d'intermediario. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con una sentenza nel procedimento contro l'ex rappresentante legale di una società di gestione di alcuni apparecchi per conto di un noto concessionario. Confermata la condanna a tre anni di reclusione anche in terzo grado, ma la Corte d'Appello di Milano dovrà ricalcolare l'importo confiscato di oltre 700mila euro perché non tutta la somma corrisponde a quanto effettivamente trattenuto illecitamente dall'imputato. Una parte della somma era stata poi effettivamente già versata al concessionario.

L'imputato era stato accusato di aver trattenuto una parte delle somme incassate da versare al concessionario in qualità di intermediario fra le sale da gioco e l’operatore stesso. Fra queste somme erano incluse anche quelle destinate allo Stato attraverso il Prelievo erariale unico (Preu). La condanna a tre anni di reclusione in primo e secondo grado è stata confermata dalla Cassazione che ha anche respinto l'interpretazione della difesa secondo cui non si potesse parlare di denaro pubblico. La decisione del ricalcolo sull'importo confiscato è stata invece anche motivata dal fatto che il concessionario avesse recuperato una parte delle somme attraverso piani di rientro.

DVA/Agipro

Foto credits Sergio D’Afflitto/Wikimedia Commons/CC BY-SA 3.0 I

 

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