ROMA - La Terza sezione penale della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal titolare di un bar in provincia di Palermo, condannato per gioco d’azzardo abusivo a causa della presenza di tre apparecchi illegali all’interno del suo locale. I giudici hanno respinto la tesi dell’imputato, secondo cui l’accusa di azzardo illegale sarebbe inapplicabile ai “totem” trovati nel suo locale, per i quali sarebbe invece configurabile un illecito amministrativo. Per i giudici, però, “ciò che rileva nel caso in esame non è l'astratta qualificazione delle apparecchiature in questione come totem”, né sono rilevanti “il regime autorizzatorio e sanzionatorio applicabili ai totem, né la riconducibilità in astratto dei giochi connessi praticabili alla categoria di giochi d'azzardo”. A essere decisivo è il rilievo “secondo cui, indipendentemente dalle caratteristiche tecniche che le macchine avevano o avrebbero dovuto avere, i premi non consistevano nella irrogazione di monetine o altri benefici, quali login, suonerie, consumazioni al bar, né in sconti su prodotti e servizi, né nella possibilità di accedere a giochi sulla piattaforma Internet, ma in somme di denaro che venivano gestite, nella veste intermediario, dall'imputato”. In questo contesto, concludono i giudici, “appare del tutto irrilevante la natura dell'attività di raccolta di scommesse formalmente svolta”. LL/Agipro