ROMA - La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per Michele Ferrante, uno degli indagati dell'operazione "Mani in pasta" che a maggio 2020 aveva portato allo smantellamento dei clan storici nei quartieri palermitani dell’Acquasanta e dell’Arenella, parte del mandamento mafioso di Resuttana. Oltre 100 i soggetti a vario titolo indagati per associazione a delinquere di stampo mafioso, riciclaggio, estorsione, reimpiego di capitali illeciti. Tra le attività del clan, anche il controllo degli apparecchi da gioco e delle scommesse on line, oltre che delle frodi sportive nel settore ippico. Dalle indagini era emerso che Ferrante aveva «organizzato e partecipato a incontri con esponenti, anche apicali, di altre famiglie mafiose dello stesso e/o di altri mandamenti», impartendo decisioni per acquisire «in modo occulto il controllo e la gestione di attività imprenditoriali attive nel settore dei giochi e delle scommesse a distanza». La Cassazione ha respinto il ricorso dell'indagato, spiegando che il Tribunale del Riesame di Palermo «ha dato conto, con argomenti logici, delle ragioni che sostengono l'affermazione dell'appartenenza alle mafie storiche del sodalizio criminoso che forma oggetto del procedimento» e ha ricostruito correttamente il «grave quadro indiziario su una diffusa attività estorsiva ai danni dei commercianti operanti sul territorio di riferimento, elemento questo che concorre significativamente a concretizzare il carattere di mafiosità dell'associazione». LL/Agipro
Operazione "Mani in pasta", Cassazione conferma custodia cautelare per uno degli indagati: gravi indizi su gestione illecita di giochi e scommesse