ROMA - La presenza di apparecchi di gioco non autorizzati in un negozio non implica necessariamente reato. E’ quanto ha ribadito la Seconda sezione penale della Corte di Cassazione nella sentenza che ha accolto il ricorso di un esercente della provincia di Salerno contro la pronuncia della Corte di Appello di Salerno. Il ricorrente era stato condannato a più di due anni di reclusione e al pagamento di una multa per ricettazione e gioco d’azzardo, dopo aver installato nel suo negozio apparecchi non regolari su cui era possibile giocare a poker. Tuttavia, spiegano i giudici, manca la prova che tali apparecchi fossero effettivamente utilizzati per trarne guadagno. “Questa Corte ha già affermato come in tema di gioco d'azzardo il fine di lucro non possa essere ritenuto esistente solo perché l'apparecchio automatico riproduce un gioco vietato - spiegano i giudici - ma debba essere valutato considerando anche l'entità della posta, la durata delle partite, la possibile ripetizione di queste e il tipo di premi erogabili. La presenza di apparecchi di gioco non autorizzati non è sufficiente a provare il reato di gioco d'azzardo, ove non siano acquisiti elementi tali da dimostrare che il gioco consenta in concreto di lucrare vincite in denaro o in altre utilità economicamente apprezzabili”. Anche l’assenza di targhetta identificativa negli apparecchi contestata all’imputato “non basta a ritenere assolto l'onere di individuare compiutamente la fattispecie incriminatrice che funga da delitto presupposto”. Per questi motivi la Cassazione annulla la sentenza della Corte di Appello, “senza rinvio, per essere i reati estinti per prescrizione”. LL/Agipro