ROMA - La raccolta di scommesse senza concessione non costituisce un reato se coinvolge un bookmaker estero discriminato in fase di assegnazione delle autorizzazioni. A ribadirlo è la Corte di Cassazione sul caso sollevato da due esercenti collegati alla rete Stanleybet, condannati dal Tribunale e dalla Corte di Appello di Potenza per raccolta abusiva di gioco. I giudici supremi hanno però accolto le obiezioni della difesa, secondo cui la Corte potentina, in fase di valutazione dell'appello, non aveva tenuto in considerazione la giurisprudenza ormai consolidata sulla norme riguardanti le scommesse. Nella sentenza della Terza sezione Penale si ricorda che non sussiste il reato quando l'esercente è collegato a un bookmaker non autorizzato «illegittimamente discriminato in Italia nell'assegnazione delle concessioni di gioco», e quando tale esercente «effettui in modo trasparente» l'attività di raccolta delle scommesse. Elementi segnalati dalla difesa e di cui, scrive la Cassazione, «la Corte di appello avrebbe dovuto tenere conto». Al contrario, «non solo non ci si è confrontati con i motivi di impugnazione, ma neppure con la vivente interpretazione della normativa vigente operata da questa Corte». La sentenza è stata quindi annullata, mentre il rinvio alla Corte di Appello di Potenza è stato disposto per verificare il termine prescrizionale del caso.
LL/Agipro
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