ROMA - Dopo l'invito a dedurre, qualcuno ha ceduto parte del proprio patrimonio per evitare il sequestro: è questa l'ipotesi della Corte dei Conti che ieri ha disposto un sequestro conservativo di beni (immobili, conti, titoli, investimenti) per 15 consiglieri e 6 ex consiglieri della Valle D'Aosta, coinvolti nell'inchiesta contabile per un presunto danno erariale di 140 milioni di euro, relativo al finanziamento pubblico del Casinò di Saint-Vincent. Secondo il procuratore regionale della Corte dei conti della Valle d'Aosta, Roberto Rizzi, alcuni dei 21 politici coinvolti avrebbero dimostrato «una spiccata operosità nel compimento di atti dismissivi di cespiti e nella realizzazione di altre operazioni comunque in grado di render non aggredibili significative porzioni del patrimonio per il risarcimento dell'ipotizzato danno erariale». Gli accertamenti del nucleo di polizia economica-finanziaria della guardia di finanza di Aosta, guidato dal tenente colonnello Piergiuseppe Cananzi, hanno fatto emergere - si legge nel ricorso per sequestro conservativo - che «addirittura, alcuni dei soggetti hanno proseguito questa laboriosità anche nel periodo successivo alla notifica dell'invito a dedurre», che risale al 27 giugno 2017. Quando «erano già stati avviati, da parte della procura contabile, approfondimenti istruttori sulla vicenda» e perciò «era ipotizzabile la possibilità» di misure come il sequestro cautelare, «sono stati, da taluno posti in essere atti di diposizione del patrimonio sintomatici della volontà di sottrarre i propri beni alla garanzia patrimoniale e che inducono, dunque, a presagire la possibile infruttuosità della futura esecuzione eventualmente conseguente all'esito del processo contabile».
RED/Agipro