ROMA - Nuova tappa nella delicata vicenda relativa al mancato o tardato versamento di 1,4 milioni di franchi svizzeri dal Casinò di Campione d'Italia al Comune dell'enclave. Il Tribunale del Riesame di Como ha confermato la legittimità dei sequestri probatori avvenuti alla fine di novembre del 2017, nell'ambito dell'indagine coordinata dal sostituto procuratore Pasquale Addesso e che coinvolge il vecchio cda del Casinò, nonché alcuni esponenti dell'amministrazione comunale.
Il sequestro però non riguarda i beni degli indagati, come erroneamente affermato oggi da alcuni organi di informazione, ma solo documentazione. Il prossimo passo sarà cercare di stabilire se un mancato pagamento del “fee” al Comune configuri il reato di peculato anche se l'ammontare, come sostengono gli indagati, sia stato utilizzato per le spese di gestione del Casinò (peraltro detenuto al 100% dallo stesso Comune).
L'ipotesi di peculato è stata recentemente stoppata dalla Corte di Cassazione, che ha accolto i ricorsi presentati dai legali dell’ex amministratore delegato della casa da gioco, Carlo Pagan, dal segretario generale del Comune, Gianpaolo Zarcone e dalla Casinò di Campione s.p.a. Per i giudici supremi «l’obbligo di custodia» della cifra in questione, stabilito da una Convenzione del 2014, non presuppone «l’altruità del bene», elemento fondamentale per contestare il reato di peculato. La Cassazione ha quindi rinviato la decisione sulla legittimità o meno dei sequestri al Tribunale del Riesame di Como. Legittimità che il Tribunale ha confermato, decidendo di approfondire le indagini.
MF/Agipro