ROMA - Una legge nazionale sul gioco non serve, anzi sarebbe un favore alle lobby dell'azzardo «per superare i blocchi all'offerta voluti da sindaci e governatori coscienziosi». È quanto afferma il deputato pentastellato Massimo Enrico Baroni in un lungo post su Facebook. Secondo Baroni, «il gioco d'azzardo non è mai stato realmente sotto controllo dello Stato, ma viene surrettiziamente deregolamentato da multinazionali che hanno asservito parti dello stato ai loro interessi economici, in cambio di quattro spiccioli e danni inenarrabili al tessuto sociale, culturale ed economico». La legge di riordino nazionale era una prospettiva delineata dallo stesso Movimento Cinque Stelle nell'ambito del decreto Dignità. La sua emanazione veniva prevista entro sei mesi dall'entrata in vigore del decreto, ma è rimasta lettera morta. L'esigenza di norme nazionali è presente anche nella legge di Bilancio varata dal Governo di cui Baroni fa parte, laddove è previsto che un decreto del ministro dell’Economia, sentito il ministro dello Sviluppo Economico e il ministro degli Interni, fisserà regole uniformi per tutto il territorio nazionale per la distribuzione dei punti gioco. Per il deputato del M5S, però, l'uniformità è «voluta dalle lobby e da grigi burocrati turboliberisti che vogliono far prevalere il principio di libera circolazione dei servizi e il principio di libertà d'impresa, su quello preminente di tutela della salute collettiva dei loro concittadini». La frammentazione delle normative locali è quindi da preservare: «Non si può trattare allo stesso modo – prosegue - comuni come Sanremo, Venezia o Campione d'Italia con altri Comuni i cui Sindaci hanno deciso, in scienza e coscienza, di limitare l'offerta oraria di azzardo per salvaguardare la salute dei loro cittadini e delle loro famiglie».
MF/Agipro