ROMA - Nei locali di Bari gli uomini del clan Mercante imponevano l’installazione di slot machine, i titolari degli esercizi dovevano «mettere per forza una macchinetta, perché da lì escono le settimane ai carcerati, cioè le persone legate a loro». E’ quanto si legge nell’ordinanza del Tribunale di Bari relativa all’operazione “Pandora” - che Agipronews ha potuto visionare - con cui ieri la DDA di Bari e i Carabinieri del Ros hanno colpito i vertici dei clan "Capriati" e "Mercante-Diomede".
Al vertice della gestione delle slot - si legge nell’ordinanza - era Alessandro Snidar detto “Snooker”, uno dei soggetti sottoposto a misure cautelari, indicato come «titolare occulto della società Gioca Legale». Snidar - si legge nelle parole di un collaboratore di giustizia - era il «coinvolgitore della gente, della malavita cioè lui viene e propone anche a nome di Mercante, a nome di altre persone, di mettere delle macchinette nel tuo quartiere, per esempio se gli metti 5 macchinette lui ti dà 100 euro a macchinetta sono 500 euro, in più un mensile che lui poi contratta con il gestore di questo...diciamo, di questo locale dove lui applica le macchinette, dice per esempio 40 % a te, il 40 % me lo prendo io, il 20 il 30 % si dà alle persone di qua, cosi non hai problemi».
Le installazioni - si legge nell’ordinanza, che riporta un verbale di uno dei componenti del clan risalente al 2012 - avvenivano «contro il volere dei negozianti», in una «gestione capillare delle slot machine nei quartieri di competenza esclusiva del Mercante»: quegli apparecchi «o li metti o li metti, altrimenti ti fanno chiudere il locale...», con minacce come «"esci fuori, abbassa la serranda, come apri, ti spariamo", ed il titolare per paura...dove ci sono macchinette in bar o pizzerie sono del clan Mercante, non c'è una macchinetta che possa stare in un esercizio pubblico, a meno che non è qualche gestore non appartenente di famiglia al clan, dove la lasciano, il resto è tutto gestito e controllato dal clan Mercante, non sfugge una macchinetta».
La gestione delle slot era «di competenza esclusiva della malavita che sta sul quartiere», con il controllo esercitato dai capi zona, «perché alla fine è un business di soldi, è normale che uno dice vuoi mettere le macchinette? Mi devi dare i soldi».
PG/Agipro