ROMA - Nel mirino di Stanley c’è anche il modello del "monoproviding esclusivo": l’affidamento del Lotto a un solo operatore andrebbe nella direzione opposta rispetto ai principi di concorrenza e non sarebbe giustificato da esigenze erariali o da tutela del giocatore. Non c’è motivo, secondo la società, «di differenziare il modello di affidamento adottato per il lotto (monoproviding) dal sistema adottato per tutte le altre scommesse a quota fissa (multiproviding). Tale decisione «non può essere giustificata sul fatto che, nel gioco del Lotto, lo Stato si assume il rischio di impresa», né possono essere invocate «esigenze di salvaguardia delle entrate erariali» Altro punto critico sono i requisiti di capacità economica, a partire da una base d’asta (700 milioni) «di gran lunga superiore e ingiustificata rispetto ai requisiti di capacità economico-finanziaria e tecnico-organizzativi» e una serie di previsioni che portavano fabbisogno finanziario immediato pari a 750/800 milioni di euro. «Il bando, in realtà, richiedeva al concorrente di reperire in un solo anno mezzi pari a 21-24 volte il fatturato annuo prescritto».

LL/Agipro