ROMA - «La risposta delle organizzazioni sportive alla corruzione è piuttosto frammentata e ogni Federazione ha le sue norme: il calcio professionistico non permette le scommesse, il dilettante non può scommettere sui dilettanti, il tennista non può scommettere là dove ha un interesse diretto». Così il generale Enrico Cataldi, procuratore Nazionale del Coni, nel suo intervento al seminario “Contrastare la corruzione nello sport”, tenuto oggi a Roma. «Niente ci mette al riparo da fenomeni di insider trading da parte degli atleti, che possono riferire agli scommettitori notizie riguardanti compagni o avversari in ordine allo stato di salute, infortuni e altri dati sensibili. Cosa si può fare? Magari si potrebbero evitare scommesse su fatti particolari, tipo calci d'angolo o altri aspetti marginali del gioco. L'anno scorso un giocatore fu espulso al 18' del primo tempo e guarda caso registrammo una concentrazione di scommesse in quel senso».
Gli enti sportivi e statali potrebbero fare qualcosa di più sul problema della corruzione, secondo Cataldi: «Panni sporchi in famiglia ne abbiamo. Nel 2014 è stata firmata la convenzione di Macolin, importantissima per la lotta alla corruzione nello sport, ma ancora non si è giunti alla ratifica. E intanto assistiamo a episodi come quello del Tar che impugna dinanzi alla Corte Costituzionale per conflitto tra poteri dello stato una sentenza per un dirigente rinviato a giudizio. Un Tar che in pratica si propone come quarto grado di giudizio su una questione relativa allo sport, invece di garantire l'autonomia della giustizia sportiva».
MF/Agipro