ROMA – Anche in relazione alla pubblicità si potrebbe fare molto di più di quanto non sia stato fatto in passato, spiega il report Eurispes. Norme come il divieto di pubblicità prima delle 21 o l’obbligo di evidenziare i rischi legati al gioco sono ottime soluzioni per evitare il coinvolgimento delle fasce più giovani della popolazione e per sensibilizzare sui rischi legati al gioco. Per il centro di ricerca non sembra sufficiente. “Purtroppo – è scritto nel report – vengono troppo spesso aggirate in maniera più o meno surrettizia. Basterebbe guardare una decina di minuti di una qualsiasi partita per veder comparire sui tabelloni posizionati a bordo campo, dietro la linea del fallo laterale, i nomi dei principali operatori del settore delle scommesse presenti nel nostro Paese. In compenso viene fatto divieto alle società di ricevere sponsorizzazione da società di scommesse e di mettere i loghi sulla maglia perché quello sì, potrebbe rappresentare un reale pericolo per i consumatori. Infine, sempre in termini di pubblicità esiste il fenomeno delle quote spacciate per informazione per cui, aprendo un telegiornale sportivo, potrebbe capitare di vedere un servizio in cui accanto alla predizione di qualche esperto sul possibile risultato di una partita, vengono date le quote della stessa al fine di “informare” il pubblico sulle possibilità che una determinata squadra avrebbe di vincere, pareggiare o perdere quella partita”. Questi contenuti sono ammissibili – ammette Eurispes – perché secondo le linee guida dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) non sono considerati pubblicità, bensì segmenti in cui vengono date semplici informazioni.
NT/Agipro