ROMA - «È importante manifestare il dissenso, siamo un presidio di legalità. Un distanziometro di 500 metri per noi significa sparire». Così Antonia Campanella, presidente Emi Rebus, intervenuta nel corso della manifestazione dei lavoratori del settore giochi a Torino, scesi in piazza per chiedere la modifica della legge regionale. «È assurdo che debbano chiudere anche le attività già operative prima dell'esistenza della legge. La regione deve prevedere degli indennizzi per queste attività che hanno investito per crearsi un posto di lavoro»
Angelo Basta, presidente Agire, ha invece sottolineato che la legge contestata «non è un problema solo del Piemonte ma di tutta Italia. Con i regolamenti a macchia di leopardo non si risolve il problema del gioco illegale. Si tratta di un problema strutturale che va affrontato, la politica deve capire che è assurdo discriminare il gioco». 
Netta anche la posizione di Pasquale Chiacchio, presidente della Confederazione GiocareItalia: «È praticamente da un anno che siamo chiusi, stiamo pagando le conseguenze di cattive organizzazioni - ha detto - Se è così devono essere previsti indennizzi seri, le casse integrazione devono essere date in modo immediato, altrimenti i lavoratori non reggono più. Con la produttività a zero e costi sempre alti non si può sopravvivere». LL/Agipro