ROMA - Lavoratori e delle lavoratrici del settore giochi sono in piazza davanti al palazzo della Giunta della Regione Lazio, per il sit-it "Non lasciate il Lazio alle mafie". Il comparto regionale, con il supporto di delegazioni provenienti da tutta Italia, chiede alla Giunta e ai consiglieri la modifica alla legge del 2013, approvata a febbraio 2020, che ha previsto il distanziometro di 500 metri anche per le sale giochi e le slot già esistenti, concedendo 18 mesi per l'adeguamento. Una legge i cui effetti sull'occupazione «sarebbero disastrosi», come sostengono da settimane le maggiori associazioni di settore, pure in piazza per sostenere la protesta.

«I clan della malavita stanno occupando le città e i quartieri della Regione Lazio con il gioco d’azzardo illegale in locali e bische clandestine da quando siamo chiusi per la pandemia - sostengono invece i comitati "Lavoratori del gioco pubblico" e le "Donne in gioco", organizzatori dell’appuntamento - 5.000 lavoratori già in grave sofferenza a causa del Covid verranno espulsi dal mercato per la legge regionale che introduce il distanziamento dai luoghi sensibili»

Segnali di apertura a una revisione della norma sono intanto arrivati nei giorni scorsi, in particolare da Marietta Tidei, Presidente della Commissione allo Sviluppo Economico, e da Rodolfo Lena, presidente della Commissione Affari costituzionali del Consiglio regionale. L'ultimo a intervenire è stato il presidente della Commissione Sanità, Giuseppe Simeone, che ieri ha annunciato la presentazione di un emendamento, «nell’ambito della prima proposta di legge regionale che sarà incardinata in consiglio e che consenta margine di azione» per eliminare la retroattività del distanziometro.
LL/Agipro