ROMA - Finisce nel mirino degli operatori del bingo l'amministrazione provinciale di Bolzano, segnalata dai concessionari del settore alla Corte dei Conti per la mancata riapertura delle sale e per il possibile «danno erariale» causato dal blocco prolungato delle attività di gioco. A chiedere di valutare eventuali responsabilità è l'Associazione Nazionale Concessionari Bingo (Ascob) nell'esposto presentato alla Procura regionale del tribunale contabile.
Le società contestano la chiusura a oltranza delle sale - prevista fino al 14 luglio - su tutto il territorio della Provincia, ultima in Italia a riavviare le attività del settore dopo l'emergenza sanitaria. L'associazione, rappresentata dallo studio legale Giacobbe Tariciotti & Associati, ricorda che del dpcm dell'11 giugno era stato dato il via libera al gioco a partire dal 15 giugno, purché fosse accertato dagli enti locali il buon andamento della situazione epidemiologica. Un requisito sulla carta posseduto dalla Provincia di Bolzano: «Dal report dei contagiati pubblicato sul sito del Ministero della Salute aggiornato al 24 giugno - scrive Ascob - si evince che il numero di contagiati residenti nella provincia di Bolzano (2.634 unità) oltre a essere in linea con il numero di altre province, è di quasi il 50% in meno rispetto al numero di contagiati residenti nella Provincia di Trento (4.852), che però ha disposto la riapertura delle sale bingo già dal 19 giugno 2020».
La decisione di tenere ferme a oltranza sale giochi, scommesse e bingo risulta dunque «poco comprensibile» e il dato sui contagi in provincia di Bolzano «rende verosimilmente ingiustificato» il comportamento dell'Amministrazione. Ascob sottolinea che «la mancata ripresa delle attività non solo ha un danno diretto sul mancato gettito erariale, ma anche altri indiretti» correlati alla situazione lavorativa dei dipendenti delle sale e alla «intera economia regionale». L'associazione chiede quindi che la Procura «valuti la sussistenza di eventuali responsabilità dei soggetti coinvolti in ordine dell'omessa e/o tardiva» riapertura delle sale, e anche «la congruità dell'eventuale ritardo nella emanazione degli atti in ossequio ai principi di buona amministrazione», nonché «quali siano, in caso di accertamento per colpa/dolo, le misure ritenute più opportune nei confronti dei soggetti responsabili dell'eventuale danno erariale cagionato, oltre che del danno agli operatori presenti nel territorio provinciale». Gli operatori, infine, si riservano «di impugnare e denunciare gli atti e i fatti suindicati, per eventuali profili amministrativi e penali, ai competenti organi giurisdizionali». LL/Agipro