ROMA - Dal lockdown prolungato delle sale, all'esclusione delle attività di gioco dai finanziamenti post Covid-19. L'avvocato Massimo Piozzi, del Centro Studi As.Tro, fa il punto su una serie di paradossi e ambiguità nei confronti del settore emersi durante l'emergenza sanitaria. Piozzi sottolinea innanzitutto i tentativi di una parte della politica «di abolire il gioco lecito per via amministrativa», prima proponendo «esplicitamente di approfittare della sospensione per abolire definitivamente il gioco», poi ritardando a oltranza la riapertura delle attività del settore, anche dopo il Dpcm dell'11 giugno che ha consentito la loro ripartenza. Tra i punti critici evidenziati dall'avvocato c'è anche la «discriminazione nei finanziamenti» statali o regionali, stanziati per aiutare la ripresa della attività economiche ma da cui quelle del gioco sono state escluse. Anche le banche «si appellano a dei “codici etici” interni che gli imporrebbero di escludere queste attività dall’erogazione dei finanziamenti». Secondo Piozzi, però, «non è ammissibile che delle imprese pienamente riconosciute dall’ordinamento possano continuare ad essere sfacciatamente discriminate sulla base di valutazioni etiche, le quali, seppure palesemente sbandierate, non trovano riscontro in corrispondenti disposizioni normative».
L'esperienza del lockdown, continua, «rende oggi indifferibile un definitivo cambio di rotta: chi ha l’autorità per farlo decida una volta per tutte se il gioco legale debba continuare ad esistere oppure se di debba tornare all’epoca in cui imperversavano i videopoker e le bische clandestine». Finché tale decisione non verrà presa, conclude l'avvocato, «lo Stato avrebbe il dovere di tutelare da ogni discriminazione le imprese del gioco e i loro dipendenti, in tutte le sedi e con la stessa determinazione riservata agli altri attori economici. Gli operatori del gioco che lavorano nel rispetto delle leggi ed i loro dipendenti continueranno ad avere il pieno diritto di rivendicare con orgoglio il loro ruolo, senza dover cedere il passo difronte alle incursioni diffamanti e discriminatorie che quotidianamente sono costretti a subire». RED/Agipro