ROMA - «Nessuno vuole santificare un prodotto che santo non è, come non lo sono le sigarette e gli alcolici, ma arrivati a questo punto lo Stato deve dire ai 140mila addetti del settore cosa vuole fare del “suo” prodotto gioco lecito». Così l'associazione Astro in una nota in cui ribadisce tutte le sue perplessità sull'inasprimento della legge regionale della Lombardia per il contrasto al gioco patologico. «E’ ormai assodato come l’effetto prodotto dalle leggi Regionali della Lombardia sul gioco  - si legge nella nota - non abbiano rappresentato la regolamentazione tanto paventata dagli Amministratori Locali, ma l’espulsione tout court del gioco lecito, a favore di ciò che legale non è». Per l'associazione, chi ha pensato che la legge fosse lo strumento giusto per arginare il gioco patologico «ha sicuramente fatto un errore di valutazione». In Lombardia «le persone non hanno affatto smesso di giocare (soprattutto quelle che avrebbero dovuto farlo), ma le stesse hanno rivolto il loro interesse a congegni non legali, dopo che è stata loro tolta la possibilità di utilizzare i prodotti leciti (con tutte le garanzie che ne conseguono)». Una situazione difficile aggravata dall'introduzione della tassa da 500 milioni prevista dalla legge di stabilità: «Come possono gli operatori della Lombardia garantire allo Stato il versamento di quanto dovuto secondo la legge di stabilità se la Regione Lombardia e i Comuni provocano l’abbattimento dei ricavi nell’immediato, e, a regime la cessazione delle attività?». Astro ricorda i casi di Genova e di Bolzano: «I totem, che hanno preso il posto delle slot legali, sono congegni non collegati alla rete statale, gestiti da pseudo operatori che non pagano le tasse in Italia». Dura la chiusura dell'associazione: «Non si chiedono tributi, oneri straordinari, etica imprenditoriale, responsabilità di impresa, e bilanci sociali a soggetti cui si nega la dignità, né è lecito chiedere collaborazione e sostegno alle linee guida del Paese». RED/Agipro