ROMA - L'imposta sugli intrattenimenti «è di 11 milioni di euro all'anno. È stata però fatta una valutazione preventiva degli impatti. Attualmente, l'ultima decretazione modificherebbe questo importo, paradossalmente in aumento, perché nessuno compilava le autocertificazioni in quanto c'era una norma dormiente. Gli 11 milioni sono sottodimensionati, noi la stimiamo intorno ai 40 milioni». Lo ha detto Stefano Saracchi, capo della Direzione Giochi dell'Agenzia Dogane e Monopoli, nel corso di un'audizione nella Commissione parlamentare di inchiesta sul gioco illegale e sulle disfunzioni del gioco pubblico, in particolare incentrata sulla regolamentazione degli apparecchi senza vincita in denaro. Saracchi ha poi chiarito che tale imposta è presente «solo se è associata un'attività commerciale, per esempio gli oratori non devono pagarla», mentre negli altri casi si aggira «sui 40 euro all'anno». Circa un paio di mesi fa è stato inoltre stipulato un protocollo di intesa tra Adm e il Coni, visto il riconoscimento di calcio balilla e ping pong come sport nazionali, «per l'esonero dai nulla osta e dall'Isi per le federazioni che usano tali apparecchi per i propri atleti».
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