ROMA - La riservatezza delle segnalazioni antiriciclaggio è protetta dalla legge, che considera un reato la diffusione a terze parti di informazioni sensibili. Il tema è tornato d’attualità negli ultimi giorni: alcune vincite al gioco da parte di personaggi sportivi sono state svelate dai media. Ranieri Razzante, docente all’Università di Bologna di “Intermediazione finanziaria e Legislazione antiriciclaggio” e consulente di Commissioni parlamentari, spiega che si tratta di situazioni preoccupanti: “La divulgazione delle sos (segnalazioni di operazioni sospette) è un vulnus grave, innanzitutto per il sistema bancario. Emergono sempre i nomi delle banche e questo non è accettabile. La Uif di Bankitalia blinda le sos e sono certo che da quella fonte non possa uscire nulla”, commenta. Cosa fare dunque nel caso in cui i clienti degli intermediari finanziari (banche, commercialisti, istituti finanziari) vedessero divulgate le segnalazioni su movimenti relativi ai giochi che li riguardano? Secondo Razzante, “La legge consente di presentare denuncia contro ignoti per la divulgazione a terzi. La riservatezza è dovuta. Nel percorso della segnalazione ci sono – in ordine – la banca di riferimento, Uif-Bankitalia, Guardia di Finanza e Dia, oppure Direzione Antimafia (Dna) per casi di reati connessi alla mafia. Non dimentichiamo che in Italia chiunque può giocare, e poi sia chiaro: gli importi segnalati non erano tali da suscitare allarme, vista la situazione reddituale dei clienti al centro dell’attenzione mediatica. Per far capire il livello di riservatezza, aggiungo che una segnalazione – laddove si proceda per un reato - non finisce direttamente nel fascicolo processuale, occorre un decreto motivato del magistrato. La Uif inoltre, quando tratta un caso, redige una relazione tecnica ma senza indicare neanche la banca di provenienza. Mi sembra di poter dire che negli ultimi casi non c’è neanche notizia di reato, solo una segnalazione amministrativa. Un po' come avviene per i cattivi pagatori: sono segnalati alla centrale rischi ma non per questo evidentemente sono dei bancarottieri”, conclude l’esperto di antiriciclaggio.

NT/Agipro