ROMA - “Gli operatori di gaming hanno avuto il coraggio di chiudere rapporti con gli agenti quando c’è stato il sospetto di infiltrazioni o di atti di riciclaggio, questo è un dato acquisito. Il punto è che il settore giochi non dispone di un quadro legislativo organico ed è difficile rispettare le regole quando queste non sono chiare”. Lo ha detto Ranieri Razzante, presidente dell’Associazione Responsabili Antiriciclaggio (Aira) e docente all’Università di Bologna, durante il webinar in cui è stato presentato il volume “Il Gaming – prevenzione e contrasto alle infiltrazioni mafiose”, scritto dallo stesso Razzante e da Antonio Arrotino, con la prefazione di Roberto Fanelli, Direttore centrale legale e contenzioso di Adm. Razzante, nel corso della presentazione online, ha aggiunto che il settore deve fronteggiare la concorrenza di “piattaforme illegali online”, anche se “fortunatamente i siti sono oscurati dalle autorità. Gli altri stati europei non hanno questa rete di controllo contro le infiltrazioni. I casi di gioco non autorizzato finiscono spesso nelle cronache giudiziarie, quindi in effetti c’è pressione della criminalità sulla rete legale. Il gaming, in ogni caso, non è certamente tra le attività più infiltrate, le mafie puntano ai grandi appalti piuttosto che al controllo di luoghi di gioco”. La presenza della criminalità nel settore si manifesta, conclude l’esperto, in fenomeni di estorsione, imposizione delle slot ai locali, vincite pilotate. Come ci si difende? “Innalzando la cultura del controllo su alcuni fattori che possono rappresentare un segnale di riciclaggio di denaro sporco: territorio in cui l’attività è svolta, cambi frequenti di licenza, subentri di persone, volumi di gioco. Ci si oppone con esposti e denunce. Queste sono le armi a disposizione dell’industria legale”. 

NT/Agipro