ROMA - L’attività della criminalità non si è arrestata neanche durante il lockdown. Ad affermarlo è Antonio Arrotino, avvocato e docente alla scuola Ufficiali Gdf, oltre che responsabile settore giochi dell’Aira, durante la presentazione online del volume “Il Gaming – prevenzione e contrasto alle infiltrazioni mafiose”, scritto insieme al professor Ranieri Razzante. “Abbiamo segnalato alle autorità l’attività di siti “.com” anche durante il lockdown. La rete legale soffre la concorrenza degli operatori non autorizzati. I concessionari hanno una lunga serie di adempimenti da rispettare, come l’identificazione per chi scommette o vince più di 2000 euro, che gli altri non devono rispettare. Nel gioco online autorizzato, esiste una procedura assai severa per l’identificazione del giocatore. Anche per tutti i gestori – sulla base delle visure, dei documenti e dell’andamento del gioco, oltre che del territorio – esiste e va stilato un profilo di rischio. Praticamente tutte le principali società di gaming hanno ormai un responsabile antiriciclaggio e l’addetto alle Sos (Segnalazioni operazioni sospette): l’obiettivo non è evitare sanzioni ma collaborare con le autorità. I risultati si vedono: sono già circa 2200 le segnalazioni nel primo quadrimestre 2020, con un netto aumento rispetto al passato. E non finisce qui: nel post-Covid i rischi sono elevatissimi e andremo a verificarli puntualmente. La fattispecie più comune è la presenza di “.com” sottobanco nei punti vendita. Esistono siti completamente illegali che compiono questa attività”. Arrotino segnala poi le modalità più sospette con cui si muove il crimine: “Giocatore che scommettono lontano dal proprio luogo di residenza, movimentazione elevata di denaro, perdite a poker con personaggi compiacenti, fatturati e numero di scontrini troppo diversi di mese in mese. Le regioni più a rischio sono Lombardia, Lazio e Campania”.
NT/Agipro