ROMA - La Gambling Commission britannica ha espresso incertezza sulla reale entità della spesa dei giocatori nel mercato del gioco online illegale, poiché gli attuali metodi di misurazione non permettono di ottenere dati affidabili.

Come riporta IGB, nel quarto capitolo della sua ricerca sul tema, l’autorità ha esaminato tre possibili approcci per stimare il fenomeno: il tempo di permanenza, che converte i dati di attività sui siti illegali in stime di spesa; la canalizzazione, che confronta i livelli di coinvolgimento tra canali legali e illegali; sondaggi sui giocatori.

La Commissione ha utilizzato solo i primi due metodi, ma ha riconosciuto che nessuno fornisce risultati precisi. I dati basati sul tempo di permanenza - ottenuti da un campione limitato di 117 giocatori - mostrano che le scommesse sportive sono l’attività più diffusa (34%), seguite da bingo e slot. Tuttavia, il campione è troppo piccolo per trarre conclusioni generali. L’approccio di canalizzazione ha evidenziato il potenziale dell’analisi dei flussi di traffico web, ma anche limiti significativi: i dati non coprono adeguatamente l’uso delle app, che rappresentano una parte importante del mercato legale. Errori anche minimi nelle stime potrebbero generare variazioni di decine di milioni di sterline.

Nelle conclusioni, la Commissione suggerisce di combinare diverse fonti di dati, aggiornare le ricerche precedenti e analizzare indicatori indiretti, come i download di VPN o le ricerche di siti senza licenza, per ottenere stime più realistiche.

Infine, il direttore John Pierce ha ribadito l’impegno dell’ente nel rafforzare le proprie capacità di intelligence, le collaborazioni con partner tecnologici e finanziari e l’adozione di strumenti più efficaci per contrastare un fenomeno che si evolve rapidamente nel panorama digitale internazionale.

FRP/Agipro