ROMA – Un sistema estorsivo nel settore delle slot che imponeva una “tassa” da 850 euro, da versare entro il giorno 15 di ogni mese, agli operatori che volevano installare apparecchi di gioco. È quanto emerge dalle indagini sull’organizzazione mafiosa attiva a Petrosino, in provincia di Trapani. Un’inchiesta di Tp24 sottolinea che non si trattava di richieste occasionali, ma di una vera e propria mensilità, organizzata secondo scadenze precise e riscossa attraverso intermediari incaricati delle consegne. I pagamenti venivano controllati, sollecitati in caso di ritardo e registrati secondo una contabilità interna, una “cassa comune mafiosa”: una parte del denaro restava agli esponenti locali del gruppo, mentre un'altra quota veniva destinata al sostentamento degli affiliati detenuti e delle loro famiglie.

Il sistema proseguiva anche dopo gli arresti, con il passaggio della riscossione ad altri membri dell'organizzazione. Dal carcere, inoltre, venivano verificati gli importi versati e impartite disposizioni sulle somme mancanti. La struttura mafiosa operava così come un'autorità parallela, una sorta di “ufficio licenze clandestino”, decidendo chi potesse installare e gestire gli apparecchi, intervenendo nei rapporti tra concorrenti e garantendo una protezione fondata sulla propria capacità intimidatoria. Chi voleva lavorare nel settore delle slot doveva quindi ottenere una sorta di autorizzazione criminale, rispettare gli equilibri stabiliti dal clan e pagare regolarmente il canone imposto.

AB/Agipro

Foto Credits Flickr Images Money CC BY 2.0

 

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