LONDRA, dal nostro inviato - Divieto di pubblicità, una pressione fiscale sempre in movimento (verso l’alto), difficoltà operative e burocratiche continue. Diversi operatori stranieri che avevano appena ottenuto una concessione per il gioco online dall’Agenzia delle Dogane – almeno quattro o cinque secondo quanto appreso da Agipronews durante l’Ice di Londra – hanno deciso di rinunciare da subito al business nel nostro paese, perdendo così anche i 200mila euro versati al Governo. L’Italia, qualche anno fa modello del gaming online in Europa, ora spaventa i player internazionali: lo “stop” alla pubblicità non consente prospettive di crescita nel mercato interno e – in prospettiva – si intravede già un nuovo pesante investimento – 2,5 milioni di euro – per ottenere una nuova licenza dal primo gennaio 2023. Far crescere i ricavi senza l’ausilio del marketing, riferiscono fonti dell'industria, è ritenuta un’impresa troppo difficile dai board degli operatori internazionali.

Dal momento in cui, nel marzo 2018, sono state depositate le 80 domande per le nuove licenze sono arrivati in rapida successione il decreto dignità (che blocca pubblicità e sponsorizzazioni) e il rialzo delle tasse sul gioco online. Un quadro troppo rischioso: meglio quindi dirigere i propri sforzi verso mercati nuovi – ad esempio Germania e Olanda – o semplicemente più ospitali.  

NT/Agipro