ROMA - Affinchè il sistema antiriciclaggio funzioni «è necessario che i presidi siano e vengano percepiti dagli operatori, ma anche dalla società civile, non come un insieme di adempimenti burocratici imposti dall’alto, ma come un sistema condiviso, in cui tutti contribuiscono al perseguimento del comune obiettivo finale di non consentire, con i frutti del crimine, di alterare il funzionamento del mercato», ha spiegato Claudio Clemente, direttore dell'Unità di Informazione Finanziaria (UIF) della Banca d'Italia, nel corso dell'audizione in Commissione parlamentare antimafia. «In questa prospettiva la UIF si è adoperata per semplificare e rendere più agevole l’adempimento del dovere di segnalazione, assicurare supporto agli operatori e contribuire a sviluppare una diffusa cultura antiriciclaggio. - ha detto ancora Clemente - In questa prospettiva la UIF si è adoperata per semplificare e rendere più agevole l’adempimento del dovere di segnalazione, assicurare supporto agli  operatori e contribuire a sviluppare una diffusa cultura antiriciclaggio. - ha sottolineato il direttore dell'Uif - Il nostro impegno ha trovato una positiva risposta da parte dei soggetti obbligati e si è tradotto, negli anni, in un trend di eccezionale crescita del flusso di segnalazioni: dalle 12.500 del 2007 si è giunti alle circa 105.000 stimate per il 2019. Sono dati che testimoniano il cambiamento profondo nell’atteggiamento  complessivo dei soggetti coinvolti nelle attività di prevenzione».


SA/Agipro